Non lo so proprio. non sono stato mai deciso, soddisfatto, o chiaro persino con me stesso, nella mia vita. Non so se sia un bene o un male, perchè non mi sono nemmeno domandato arrivato a 30 anni che voglio realmente fare.
So solo che ci sono un sacco di cose non mi stanno bene e non condivido, cose come la morte della meritocrazia tutta italiana, come l'impero del clientelismo, come le arruffianate che si vedono ancora in tutti gli uffici, anche nel non-profit dove tutto dovrebbe essere chiaro limpido e fantastico,
come l'essere ceto-medio (intendo culturalmente) e non aspirare nè pensare minimamente che la cultura, l'informazione sia l'unica strada per una scalata nell'erto percorso della mobilità sociale.
Tutto questo mi fa cagare. Mi fa cagare che in un paese di piccole e medie imprese manchi assolutamente la cultura imprenditoriale, mi fa cagare che se sei un asino ed hai i soldi, non importa che sei asino, potrai gareggiare con stalloni e levrieri. Mi fa cagare che (ed io per primo l'ho fatto) ce ne fottiamo altamente di quello che succede nel nostro paese con il semplice alibi che non si capisce nulla. Mi fa cagare che devi lavorare per 600 euro al mese. Mi fa cagare che fare uno stage spesso significa lavorare a gratis e fornire manodopera, che è spesso bassa manovalanza. Altre volte, quando sei fortunato e impari qualcosa, se ti chiedono di restare, c'è qualcosa che non quadrerà. Mi fa cagare che se decidi di laurearti in qualcosa che non sia medicina, ingegneria, architettura, matematica e gli eccetera annessi...fai la fame. Perchè non sanno svecchiare il sistema, non sanno valorizzare ed innovare l'Italia, immaginiamoci se possono pensare a darti uan preparazione utile nel mondo del lavoro. Ma siamo pazzi? Piuttosto pensiamo a come narcotizzare gli italiani e non fargli capire un cazzo coi vari sistemi di ipnosi del momento. Cosi ti rompi il cazzo e parti...
- "Parti?Sii? E dove cazzo vai?
"Io ho scelto...di andare" dico. "Oltremanica".
Non potevo scegliere periodo peggiore direi. Per trovare un lavoro ci ho messo cinque mesi, passando da un lavoretto alientante all'altro in cui non ti sembra di fare un cazzo, di non imparare nulla di nuovo, e che il tuo inglese fa ancora cagare.....fino a che non trovi qualcosa di meglio che però, essendo stato abituato (seppur pagato un cazzo) a fare qualcosa più vicino alla tua preparazione, ti sta comunque stretto. Cosi, se sei come me: indeciso, insicuro, fragile, inetto (a volte), lunatico, e facilmente scalfibile (passatemi il termine non me ne viene uno migliore) odi l'Italia e la sua piramide collaterale ancora di più perchè è il motivo fondamentale per cui sei andato via, e dall'altra ti chiedi se è valsa comunque la pena di abbondonare una vita che sì, era altalenante, ma che - al contrario di questa nuova dove tutto è "punto e a capo"- almeno aveva dei punti fermi, come amicizie, affetti e un percorso lavorativo che FORSE (e dico forse lo sa solo Dio!) tra 5 anni poteva freuttare qualcosa, o te la prendevi comunque nelle orecchie. Non lo so. Non lo saprò mai ormai.
Non se sono scappato, se non sono in grado di assumermi le responsabilità che ci si deve assumere a trent'anni. Non lo so se tornando mi sentireisoddisfatto, non lo so se restando qui dove sono mi sentirò vincente. Sinceramente non so un cazzo.
E' troppo tardi per fare un master? Per ricominciare, Per chiarirsi le idee. E' il caso di iniziare qualcosa qui e poi tornare? Restare? Non lo so....ancora una volta.
Che minchia sto facendo? Ancora una volta, non lo so. So solo che quest'anno pensavo che qualcosa fosse cambiato, che avevo inizaito un percvorso alla ricerca di me stesso, qualcosa che volevo iniziare da anni e che avevo iniziato a credere di poter contare sulle mie forze. So anche che quando si fa i conti con se stessi si è meno obiettivi, e che il margine di errore può aumentare, ma non trovo ugualmente una risposta.
Sono scappato o evaso?
Non scrivo perchè voglio pareri consolatori o di supporto, ma realmente un punto di vista.
Alla luce della situazione che c'è in Italia, so che qualcuno mi dirà che è stata una prova di coraggio, ma io stesso penso che a volte ho paura di prendermi delle responsabilità e di decidere.
In fondo, se ci pensiamo
Chissà se è stato coraggio partire o sarebbe stato coraggioso restare, vista la catastrofica situazione in cui versa l'Italia ed il culo che avevo avuto a trovare qualcosa di attinente al mio percorso di studi, anche se pagato una miseria e con una situazione che, trattandosi di non-profit, mi faceva assolutamente cagare. Adesso mi sento come una bimba protesa verso un palloncino che avrà comunque vita breve... .)
Tra gli eccetera possibili ho scovato una poesia (attribuita a P. Neruda) che potrebbe aiutarmi a vedere positivo, a darmi la carica, ma a dire la verità mi sento più come la bambina del palloncino...Aspetto i vostri "eccetera" e vi lascio "apprezzare" i due fuochi in cui in questo momento mi trovo...(Io sono un po cosi, un po romantico e malinconico, un po pessimista, un po fiducioso un pò anticonformista.)
Quale sarà quello giusto?
Lentamente muore*
chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
*Muore lentamente*
chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
*Lentamente muore**
chi non capovolge il tavolo, chi e' infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
*Lentamente muore* chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
*Muore lentamente*
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
*Lentamente muore*chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicita'.
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